il cablaggio corretto del palco

Nota della redazione:

Questo articolo è da intendersi come puramente divulgativo, cioè è stato concepito per essere accessibile alla maggior parte dei lettori. E’ quindi volutamente esente da complicazioni, tecnicismi, formule matematiche, etc. Questa sua natura gli conferisce inevitabilmente un limitato valore scientifico, a vantaggio di una immediata utilità pratica. Pertanto, rimandiamo a fonti più accademiche l’approfondimento nozionistico dei concetti esposti. In ogni caso, saremo lieti di fornire ogni informazione o chiarimento sugli argomenti che qui presentiamo in maniera volutamente elementare. Potete commentare o utilizzare il nostro  form. Grazie a tutti.

Pochi principi fondamentali

L’esperienza insegna che per un cablaggio corretto del palco basta osservare pochi principi fondamentali: Utilizzare connessioni professionali, sapere come collegare in maniera appropriata qualunque strumento all’amplificazione,  avere a disposizione il cavo giusto (e funzionante) al momento giusto.  Bastano poche attenzioni affinché la band o l’orchestra con cui stiamo lavorando si senta in buone mani, sin dall’inizio. Ma ci vuole ancora meno per perdere la fiducia del nostro cliente. Per un musicista, la squadra dei tecnici audio è quella figura importantissima che in serata si prenderà cura della cosa più preziosa che ha: il suono del proprio strumento. Vederli rovistare sul fondo dei bauli o andare in giro alla ricerca di cavi o adattatori,  anche quelli che si presuppone che la band avrebbe dovuto portare con sé, potrebbe scoraggiarlo.

In questo articolo troverai una sintesi di tutto quello che c’è da sapere per collegare in maniera efficace ed in breve tempo le uscite audio di qualunque strumento all’amplificazione. Realizzare in prima battuta un cablaggio corretto del palco consentirà al fonico di svolgere più serenamente il compito per cui  è pagato: fare i suoni.

Un po’ di storia

Ai tempi dei primi concerti live, le band, per essere ascoltate, si affidavano soprattutto al volume prodotto dal loro backline: amplificatori, batteria, etc. L’amplificazione era concepita quasi esclusivamente per la voce. Dalla fine degli anni ’50 in poi, con l’avvento del rock n’ roll, le cose cominciarono a cambiare. Show sempre di maggior richiamo di pubblico richiedevano sempre più volume.

Quando i ragazzi salivano sul palco, era un vero pandemonio: non si sentiva più l’impianto, non riuscivi nemmeno a sentire il tuo pensiero! 50mila ragazzine che urlavano a squarciagola. 120 dB di rumore ambientale

[Bill Hanley a proposito dei primi show dei Beatles]

Si avvertiva sempre più urgentemente la necessità di impianti di amplificazione più potenti e di sistemi di monitoraggio del palcoscenico più efficaci. Ciò comportava innanzitutto lo sviluppo di amplificatori più performanti (all’epoca non esistevano ancora casse attive). Inoltre nasceva l’esigenza di un sistema sempre più complesso e ben organizzato di canali microfonici e di linea per un cablaggio corretto del palco e dell’amplificazione. Per questo occorreva ridurre al minimo interferenze e disturbi dei segnali degli strumenti, mixer di sala, mixer di palco, monitor e amplificazione esterna.

In un primo momento non esisteva uno standard per le connessioni. Addirittura alcune attrezzature, specialmente in studio, non avevano connettori, ma cavi con i terminali spellati da saldare sul retro delle patchbay. Il bisogno di un sistema comune di collegamento diventava sempre più pressante.  In breve tempo, la connessione tramite XLR diventò  lo standard del settore del il suono dal vivo e in studio. Oggi su qualunque palco, in qualunque nazione del mondo, è presente almeno una stagebox con prese e spine XLR che mette in comunicazione i più svariati strumenti, mixer, e sistemi di amplificazione.

La connessione XLR

Le ragioni che hanno fatto dell’XLR lo standard mondiale delle connessioni audio professionali, sono principalmente due. In primo luogo è un connettore robusto in grado di resistere all’uso intensivo. Specialmente le connessioni a pannello devono essere particolarmente affidabili: non potendo essere sostituite rapidamente, non possono permettersi alcun malfunzionamento. Anche le connessioni volanti devono essere resistenti alle sollecitazioni meccaniche: infatti sono spesso soggette ad urti e maltrattamenti. Basti pensare alle operazioni di smontaggio di un palco che non sempre consentono di tirare i cavi con la giusta premura.

Inoltre, è un connettore bilanciato. Le connessioni bilanciate utilizzano un principio elettronico per cui il segnale viaggia su tre poli. È un sistema molto semplice ma quasi geniale per garantire che le interferenze e il rumore siano ridotti al minimo su cablaggi complessi e lunghi. Naturalmente è fondamentale che anche anche il cavo ed l’altro connettore siano bilanciati, cioè abbiano tre poli.

I cavi XLR-XLR

I cavi XLR-XLR, detti anche Cannon o microfonici, rappresentano il modo più comune e facilmente identificabile per la trasmissione dei segnali bilanciati. Infatti, quando si tratta di collegare strumenti, microfoni ed altre apparecchiature dotate di ingressi ed uscite XLR, qualunque tecnico anche alle prime esperienze può effettuare un cablaggio corretto senza grosse difficoltà.

Se stai pensando di acquistare dei cavi XLR-XLR, tieni a mente che la loro qualità generale dipende da due fattori. Il primo sono i materiali di cui è composto internamente ed esternamente il cavo. L’altro è la qualità costruttiva con cui è realizzato il connettore. Un singolo cavo microfonico di pochi metri che potremmo definire buono, realizzato con terminali professionali, può costare qualche decina di euro. Naturalmente, se hai deciso di armarti di cavi di questo tipo per un cablaggio corretto del tuo sistema palco-sala (o del tuo studio), tutta la catena audio, dai microfoni all’impianto, passando per il mixer che stai utilizzando, deve essere dello stesso livello.

Il cavo jack TRS-XLR

Molte apparecchiature sia analogiche sia digitali come sintetizzatori, pedaliere per chitarra, schede audio, etc. hanno uscite bilanciate su connessione jack. Solitamente questa caratteristica è indicata con la scritta “BAL” nei pressi dell’OUT.

 

Un esempio di uscita bilanciata su connessione jack

Un esempio di uscita bilanciata su connessione jack. Photo credit: http://www.aviom.com

Ciò significa che è possibile collegare questi apparecchi direttamente agli input XLR della stagebox (o del mixer) tramite un cavo jack-XLR maschio. Occorre solo accertarsi che anche il connettore jack ed il cavo abbiano tre poli, e siano correttamente saldati all’XLR. Se uno dei tre  componenti (connettore-cavo-connettore) è sbilanciato, cioè ha due poli, oppure ci sono saldature a ponte, tutto il cavo è da considerarsi sbilanciato.

Un jack a tre poli è detto jack TRS. Anche se strutturalmente è uguale al jack stereo di una cuffia, è importante comprendere che la sua funzione e le saldature non sono quelle di un jack stereo, e conseguentemente chiamarlo in maniera appropriata. Acquistare un cavo prefabbricato di questo tipo, ci solleva da ogni dubbio sulla sua funzionalità ed efficacia per un cablaggio corretto del palco.  Naturalmente i cavi jack TRS-XLR sono prolungabili tramite un comune cavo microfonico.

Leggi anche: Una persona della squadra che avvolge i cavi in maniera errata

Se stai pensando di prelevare l’audio da un’uscita cuffia utilizzando un cavo jack TRS-XLR maschio, il risultato potrebbe non essere all’altezza delle aspettative. Un cavo bilanciato è saldato diversamente da un’uscita stereo: la circuiteria bilanciata dell’input microfonico cancellerà tutto ciò che si trova al centro del panorama stereo.

Se invece decidi di collegare un’uscita bilanciata attraverso un cavo sbilanciato non succede nulla di grave. Semplicemente perderai benefici di un segnale ripulito da rumore ed interferenze. Questo inquinamento può diventare facilmente rilevabile superati i 10 metri di lunghezza del cavo, ma resta comunque una buona pratica utilizzare il cablaggio appropriato, anche per lunghezze inferiori.

Fine della prima parte.

Leggi la seconda parte qui: Il cablaggio corretto del palco (seconda parte)