i compressore nel rack outboard di Audiogrill

Premessa

I compressori sono fra i dispositivi più usati nelle produzioni musicali e comprenderne a fondo il funzionamento ci permette di usarli in maniera più appropriata. Un discorso esauriente su come utilizzare tutti i parametri di controllo dei compressori richiederebbe una trattazione ben più lunga di un articolo. Per questo comincerò spiegando innanzitutto a cosa servono affinché ne possiate comprendere le potenzialità e le possibilità di utilizzo. In seguito approfondirò i singoli aspetti.

Perché utilizziamo i compressori

I compressori sono dispositivi deputati al controllo della dinamica di un segnale audio. La dinamica è la differenza di volume fra il punto in cui il suono è più alto e quello in cui è più basso. Facendo riferimento a una partitura orchestrale, la gamma dinamica corrisponde al divario fra un pianissimo con quattro p e un fortissimo con quattro f.

E’ ormai consuetudine intervenire elettronicamente per variare la dinamica di singoli strumenti all’interno di un arrangiamento o, addirittura, di un intero mix. Ma è sempre una buona idea? Dipende dal tipo di produzione, dalle caratteristiche dell’esecuzione, e anche dal tocco dei musicisti. L’esperienza mi ha insegnato che, più è alto il livello dei musicisti, meno bisogna intervenire con i compressori per correggere la dinamica. A meno che non decidiamo di applicare una sorta di make-up al suono per variarne alcune caratteristiche come ad esempio il timbro.

Dove utilizziamo i compressori

Relativamente al genere, a mio avviso, su musica classica e jazz qualsiasi forma di compressione è totalmente inopportuna! Invece la moderna musica pop, dance e rock, senza un adeguato processing dinamico suonerebbero alquanto strane.

Un altra differenza molto importante deriva dal contesto in cui ci troviamo. Mixare per un disco oppure  per un concerto dal vivo comporta due approcci alla compressione completamente diversi. Infatti nel live si tende a ridurre al minimo l’uso dei compressori per far vivere l’emozione piena dell’espressione musicale. Invece nella musica registrata, da trent’anni a questa parte, si cerca in tutti i modi di far suonare più forte il proprio mix: è la cosiddetta loudness war. L’arma più efficace con cui vincere  questa guerra al maggior volume percepito è proprio il processing dinamico dei suoni, cioè l’uso di compressori e limiter.

Quando utilizziamo i compressori

Andando a ritroso nel percorso di creazione di un brano, la compressione e il limiting vengono applicati in varie fasi:

  1. nel mastering, cioè lo step finale della post-produzione audio, durante il quale si controlla la dinamica dell’intero mix.
  2. in fase di mix, quando si applica la compressione sui singoli strumenti: cassa, rullante, chitarra, voce, etc., oppure su gruppi di strumenti (tutta la batteria nel suo insieme, i cori, cassa + basso, etc.).
  3. durante la registrazione, ma solo in alcuni casi.

Utilizzo dei compressori durante la registrazione

In realtà, la pratica di comprimere, limitare o equalizzare uno strumento in fase di REC era molto usata all’epoca dell’analogico. Questo perché i nastri producevano per natura un certo fruscio. Quindi si tendeva a processare i segnali quel poco che bastava già durante la ripresa per evitare di amplificarlo ulteriormente durante il mix.

Anche agli albori del digitale, per compensare la limitata gamma dinamica dei primi convertitori a 16 bit, i quali anch’essi producevano fruscio, spesso si ricorreva all’uso di compressori prima di andare in macchina. Questa procedura era naturalmente affidata a fonici esperti: in caso di errori nel settaggio non si sarebbe potuto più tornare indietro.

Oggi invece non c’è più alcuna necessità di comprimere durante le riprese: i moderni convertitori a 24 bit hanno un rumore di fondo ridotto a livelli impercettibili. Possiamo quindi registrare qualsiasi strumento senza alcun tipo di pre-processing e processare tutto con calma, e con infiniti livelli di undo, in fase di mix.

Di fatto però, alcuni recording producer (ed io sono fra questi), quando i tempi in studio lo permettono, utilizzano compressori analogici durante la registrazione. Una delle motivazioni principali è ridurre l’utilizzo successivo di plugin di dinamica. Anche se alcuni di loro sono progettati e realizzati con la massima cura, come ad esempio quelli della Universal Audio che uso quotidianamente, hanno comunque una resa sonora inferiore alle macchine a cui si ispirano.

i compressori nel rack outboard di Audiogrill

Uno dei rack di outboard di Audiogrill Production Studio, in cui spicca il leggendario compressore valvolare LA-2A di Universal Audio

Come utilizziamo i compressori

Il compressore può essere usato con due finalità differenti, a ciascuna delle quali corrispondono diversi modi di utilizzo. La prima è propriamente tecnica: consiste nel controllare la dinamica di una singola traccia o di un intero brano per adeguarla al range stabilito. Può avvenire principalmente secondo le seguenti modalità operative:

  1. compressore in senso tradizionale (downward compression): restringe la gamma dinamica del segnale in ingresso, abbassando più o meno morbidamente i picchi più alti e contenendoli verso la zona di quelli più bassi. Al contrario, con la cosiddetta compressione parallela, si tende a raggiungere lo stesso risultato innalzando la parte più bassa del segnale (upward compression). Ne parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli.
  2. expander: allarga la gamma dinamica del segnale in ingresso, lasciando inalterati i picchi più alti e abbassando ulteriormente il volume delle parti più soft dell’esecuzione.
  3. limiter: riduce drasticamente la gamma dinamica del segnale in ingresso attraverso un rapporto di compressione (ratio) molto alto, creando una sorta di tetto. Al raggiungimento della soglia impostata, può anche tagliare di netto il segnale (brickwall limiter).

Utilizzo dei compressori con finalità artistica

La seconda finalità è più artistica, infatti consiste nel rendere il suono più gradevole all’ascolto. Questo, oltre a quello già citato di ridurre l’utilizzo di plugin in fase di mix, è un altro scopo per il quale è utile impiegare dei compressori analogici durante la registrazione. Questo utilizzo comprende un paio di soluzioni che mi piace definire make-up del suono:

  1. regolazione dei tempi di attacco e rilascio: attenua o esalta gli attacchi (transienti) degli strumenti e ne cambia, in un certo senso, la forma sonora.
  2. processamento appena percettibile: impartisce al suono il calore o il timbro caratteristico della circuiteria analogica del dispositivo attraverso cui transita il segnale.

Nel prossimo articolo approfondiremo alcuni concetti che ci permetteranno di cominciare a lavorare con ottimi risultati su queste macchine portentose.

Il prossimo 18 maggio terrò un corso sull’uso dei compressori e dei limiter audio. Trovi tutte le informazioni sull’evento qui.

A presto!